Fratelli per crescere

Quando a settembre si incrociano e un po’ si mescolano estate e autunno, il tempo eccezionale delle vacanze e delle attività particolari con il lungo periodo della regolarità e degli impegni, la domanda che circola è spontanea: come è andata l’estate? I più premurosi si rivolgono chiedendo anche se ho avuto tempo per riposare…

Di questa estate vorrei conservare due elementi che l’hanno caratterizzata, personalmente, in modo particolare. Il primo elemento è la possibilità di condividere molto tempo con Roberto e Mario. Una occasione che non capita a molti preti quella di condividere l’estate con ben due seminaristi. Fa parte di quella fraternità un po’ allargata che cerchiamo di vivere in casa parrocchiale. Qualche fratello avrebbe di che lamentarsi in questi tempi in cui parrocchie più o meno piccole hanno bisogno di energie per portare avanti le attività di oratorio.

Abbiamo condiviso, non sempre tutti e tre insieme, il tempo del CER, dei campi con i ragazzi delle medie e gli adolescenti, e anche il tempo del riposo dopo le diverse attività. In questi casi scatta quel sentirsi “fratello maggiore” di chi mette i propri passi sulla stessa strada che hai percorso tu. Cosa ha richiesto questa situazione? Ancora una volta ho percepito quanta fiducia nei miei confronti: affiancarsi a giovani che percorrono un cammino impegnativo come quello vocazionale, è come tenere tra le mani un vassoio colmo di fragilissimi bicchieri. Lo è ogni volta che si incontra la storia di uomini e donne, ma con questi “fratelli minori” questa percezione è ancora più alta. Questa condizione mi ha chiesto di farmi un po’ da parte, cercare di lasciarli emergere, non soffocarli, creare autonomia e dare fiducia alle loro risorse. Ho chiesto a me stesso di mettere da parte la gelosia, sentimento profondamente umano, che non abbandona nemmeno noi preti. Cosa ho ricevuto in questa situazione? Molto, in termini di impegno, condivisione, amicizia; moltissimo in riflessioni, considerazioni, crescita personale.

Il secondo elemento è per certi aspetti scontato, ma forse nemmeno troppo: ho espressamente dedicato tempo nel corso dei campi ad incontrare personalmente i ragazzi. Dialoghi, colloqui, confessioni che hanno intensificato legami e mi hanno permesso di entrare ancora più dentro le loro storie. Riconoscendo anche in loro doni e fragilità ho ricordato che non sono esclusivamente esecutori di incarichi nel tempo del Cer o destinatari di esperienze e consigli, ma delicatissime vite da costruire. Anche loro sono su quell’instabile vassoio di bicchieri alla ricerca di un orizzonte.

Due parole semplici, per mettere ordine e per rendere grazie. Come è andata l’estate? Direi bene…ancora volta carica di frutti!

don Loris

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