Gmg 2016

Ricordi della GMG

Il viaggio è una di quelle esperienze che riportano nella propria patria con qualcosa di nuovo, una mente più libera, dei pensieri mutati e tanta dolcezza nel cuore.

Anche tornando dalla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia ho provato ciò, ma il senso di sollievo che mi ha accompagnata nella strada verso casa era stato ancora più profondo rispetto a quello delle comuni vacanze con gli amici: nonostante la stanchezza delle 15 ore di pullman, mi sentivo rilassata, libera da ogni preoccupazione e in pace con me stessa, come se quei piccoli pesi che mi tormentavano si fossero frantumati improvvisamente.  È proprio in questi viaggi, immersi nella fede, in cui si trovano quelle risposte su di sé che si cercano da anni, oltre a tanta speranza e grinta per affrontare tutte le nuove sfide.

In quei giorni abbiamo vissuto proprio come dei pellegrini che hanno trovato rifugio e accoglienza in una scuola superiore a Miechow, dormivamo nei sacchi a pelo e ci muovevamo per raggiungere Cracovia con il treno. Devo dire che è stata davvero traumatizzante la coda che abbiamo fatto uno dei primi giorni per prendere il treno di ritorno: frastornati dagli spintoni della folla, non avevamo avuto il tempo per mangiare e la paura di perdersi non mancava.  In questo momento ho pensato come mai dovevamo fare tutto questo, fare tanta fatica e probabilmente qualcuno di esterno al quale raccontiamo le nostre disavventure non riuscirà esattamente a capire l’atmosfera che ci ha circondato perché è qualcosa di difficile da spiegare, non basta nutrirsi delle parole ma bisogna viverla.  

Mi ha colpito molto vedere le strade di una città piene di ragazzi, felici, fieri di essere lì a rappresentare la loro nazione per l’incontro con papa Francesco; la città si animava di inni e cori che venivano cantati anche da membri di diversi paesi e non mancavano i piccoli gesti di fratellanza tra noi giovani sconosciuti, come battersi il cinque. È proprio in occasioni come queste che ho sentito la forza della frase che tutti i bergamaschi avevano sulla maglietta della GMG: “You will never walk alone”, non camminerai mai da solo.

I momenti della catechesi mattutina ci hanno consentito di entrare nella profondità della parola misericordia e ci hanno preparato ai messaggi di speranza del papa, che ha cercato di trasmettere tanta forza costruttiva a noi giovani, invitandoci a non adagiarci nella “divano-felicità” e a non comportarci come dei pensionati prima del tempo, ma a lasciarci guidare dalla fede in Gesù Cristo per gettare le basi di un futuro solido.  È stato impressionante nei momenti in cui parlava il papa voltarmi per osservare tutte le persone presenti al parco Blonia e vedere 1 milione e 500 mila persone in silenzio ad ascoltare! Quando potrà ricapitarmi di provare una sensazione del genere?

Questo dimostra la capacità della fede di unire persone provenienti da diversi paesi, nonostante la forza di divisione tra credi differenti che caratterizza questi ultimi anni.

Mi rimarrà nel cuore anche la calorosità del popolo polacco, che ha dimostrato di sentire particolarmente la presenza del papa, e la sua volontà di accoglierci nel migliore dei modi. È stato bello vedere lungo la strada di ritorno dalla notte di veglia con il papa al Campus Misericordiae persone che fuori dalle loro abitazioni avevano creato degli spazi di ristoro con acqua e frutta per noi pellegrini. Non dimenticherò mai nemmeno un signore anziano che aspettando che uscissimo dal nostro alloggio ha distribuito alcuni dolci e merendine, a dimostrazione che i gesti di amore e di misericordia hanno una lingua universale.

Sono proprio tutti questi piccoli simboli che riempiono il cuore e la memoria, oltre ai tanti volti delle persone che abbiamo incontrato e quei sorrisi scambiati tra sconosciuti, come se il motivo per cui eravamo lì bastasse per renderci complici, per comprenderci nel profondo dell’anima e per essere compagni di viaggio.

 

Valeria Reccagni

 

 

Ci sarebbero un sacco di aggettivi per descrivere la GMG, eppure se ci si prova non si riesce mai a trovare quello adatto. Prima di tutto è stata una settimana intensa. Intensa di emozioni, di impegni, di funzioni a cui partecipare e, forse più di tutto il resto, intensa di riflessioni. La mattina, per quanto tranquilla potesse sembrare, è stata comunque piena di tutto questo. Ogni giorno durante la catechesi, c’era una lezione diversa da imparare. Ovviamente si è parlato maggiormente di Misericordia. Anche se dall’esterno sarebbe potuto sembrare ripetitivo, in realtà sentire varie testimonianze di perdono e le parole del nostro vescovo di Bergamo così come quello di Novara, hanno saputo chiarire il significato di questo termine, arricchendolo di sfumature sempre diverse.

Il pomeriggio poi, era tutta un’altra storia. La maggior parte della giornata la si passava in stazione o in qualsiasi luogo della città aspettando e facendo code. Per quanto la cosa possa sembrare stressante, se ci aggiungiamo anche il fatto che eravamo praticamente sempre sotto una sottile ma persistente pioggia, quegli attimi passavano velocemente mentre si cercava di relazionare con la marea di gente presente, cercando di capire la loro provenienza e un minimo delle loro storie.

Incuranti della stanchezza, ognuno di noi si è commosso davanti alle parole del Papa e si è fatto carico del grande impegno che ci ha chiesto di portare avanti: quello di essere fratelli tra di noi e, soprattutto, quello di avere il coraggio e la consapevolezza di svegliarsi dal dormiveglia che a volte avvolge noi giovani, di prendere in mano la nostra vita e viverla all’insegna dell’amore di Dio. Anche se era quasi impossibile vederlo chiaramente, data la mole di persone, è bastata solo la sua voce per far brillare gli occhi a tutti e per farci rendere conto di quanto sia importante vivere ogni cosa sempre attivamente e con entusiasmo, senza restare nella passività di tutti i giorni.

Secondo me la GMG è proprio così. Parti facendoti un’idea di quello che succederà e poi accade proprio tutto il contrario, sai che il Papa riuscirà a stupirti, ma ogni volta che poi senti la sua voce in verità ti rendi conto di non esserti preparato neanche per quello. L’unica cosa che credo convenga fare prima di partire per una GMG sia creare un grande spazio all’interno del proprio cuore e mantenersi pronti per l’enorme scarica di emozioni a cui verrai sottoposto. La GMG ha avuto su di me il potere di farmi fermare anche se ero in continuo movimento, mi ha fatto riflettere sul significato così grande della Misericordia e su come possa essere davvero messa in atto.

Carlotta Freti

 

 

Già dai giorni prima della partenza avevo un sacco di domande che mi giravano per la testa. Mi chiedevo: come sarà il luogo in cui alloggeremo? Avremo come compagni di stanza ragazzi del nostro gruppo/paese oppure altra gente? Riuscirò a dormire in terra senza svegliarmi con il mal di schiena? Cosa mangeremo?

Forse tutte queste domande erano causate da un po’ di timore dovuto dalla prima esperienza e dal fatto che non sapevo cosa aspettarmi.

A parte le prime due giornate, in cui abbiamo visitato santuari e parte della città di Cracovia, i seguenti giorni erano dedicati ad eventi e funzioni, come ad esempio la Messa di inaugurazione della GMG, la Messa degli Italiani e la via crucis con papa Francesco. Ogni giorno era dedicato ad una Funzione quindi la giornata veniva impostata in modo da potervi partecipare. Non essendo alloggiati a Cracovia, dovevamo spostarci almeno di una quarantina di chilometri, se non di più, un po’ a piedi, un po’ con il treno e un po’ con il tram, per arrivare al luogo di destinazione.

L’intensità delle giornate era molto alta, si partiva alla mattina verso 8.30 – 9.00 e per la maggior parte dei giorni rientravamo dopo l’una di notte, ovviamente ancora con la doccia da fare!

Oltre alle giornate molto lunghe, molto lunghi erano i tempi di attesa per poter salire sui mezzi pubblici e molto lunghe erano anche le code per andare a prendere da mangiare dai distributori incaricati. Anzi, posso dire per esperienza che per riuscire a prendere un pezzo di pizza da mangiare si dovevano fare vere e proprie lotte con gli altri ragazzi in coda. Bisognava avere molta pazienza, e tutte queste attese, infinite a volte, erano causate dal grandissimo numero di giovani, circa 2 milioni, giunti a Cracovia per la GMG.  

Si arrivava a sera stanchi, con mal di piedi, mal di gambe e con tanta voglia di sdraiarsi per fare una dormita, ma credetemi che ognuna delle singole funzioni giornaliere ti dava un’energia tale da non sentire la stanchezza e da voler affrontare la giornata successiva. Vedere milioni di ragazzi come me, lì per lo stesso mio motivo, vedere che anche loro battevano le mani per tenere il ritmo della musica di sottofondo, vedere migliaia di bandiere, arrivate da ogni parte del mondo, sventolare per far vedere che anche loro ci sono, sentire le parole di papa Francesco in diretta e pensare: “lo sta dicendo a me, sta parlando a me!”.

Ecco, solamente queste poche cose mi hanno riempito mente e cuore di felicità e gioia tanto da non sentire più la fatica, la fame e la stanchezza, ma la voglia di tornare a casa con una marcia in più e dimostrare che anche i giovani di oggi valgono qualcosa.                           

Pierfilippo Polini

 

 

"Non accontentatevi di una felicità da divano. Mettete le scarpe, rischiate. Lottate per la vostra libertà." Queste le parole del Papa durante la veglia e la santa messa finale. A parer mio era il coronamento di giorni indimenticabili. Il suo invito era appunto quello di non essere "giovani da divano", "pensionati prima del tempo" ma adolescenti svegli, rumorosi, attivi e contenti. Molte volte, forse troppe, non abbiamo il coraggio di prendere in mano la nostra vita e di lottare per quelli che sono i nostri sogni. Risulta molto più comodo accontentarsi di quello che si possiede e vivere così la nostra vita. Il problema nasce nel momento in cui concretizzi che sei tu a crearti il futuro e di conseguenza diviene quasi d'obbligo il rimboccarsi le maniche per costruire un domani migliore!  Alla partenza per la mia prima GMG devo ammettere che le aspettative erano tante, ma nonostante questo gran parte di loro sono state realizzate. Il viaggio suscitava curiosità, scambi e conoscenze. E poi, arrivata a Cracovia, durante la settimana, è stato tutto un crescendo di scoperte, di incontri, di amicizie, di canti, riflessioni, condivisioni, voglia di stare con tutti. Era nata in me la voglia di dare delle risposte a domande che ormai da tempo mi ponevo, e ammetto che le parole dirette del nostro Papa hanno, sicuramente, favorito il tutto. Lui ha proposto una visione forse scomoda dei giovani, ma, in realtà, se uno ci riflette capisce che è proprio così. Dobbiamo ritrovare in noi quella voglia di fare, quella voglia di costruire, quella voglia di provare di tutto per raggiungere i nostri traguardi.

Ero stupita del clima di festa e allegria sana, che pervadeva ogni angolo della città. Si respirava dovunque un clima di positività, di gioia, di accoglienza e fiducia reciproca. Cosa mi ha colpito di più? Sicuramente le tantissime persone che c'erano attorno a me; una moltitudine sterminata, tutti venuti lì per incontrare il Papa. Sono questi i momenti in cui capisci che non camminerai mai da sola perché; anche se nell'ultimo periodo a volte diviene difficile professare la propria fede, non deve essere questo motivo di limitazione. Non bisogna scoraggiarsi ma proseguire per la propria strada cercando sempre di soddisfare ogni nostra idea.  Regnava fra tutti l'armonia, anche se non ci conoscevamo, anche se parlavamo lingue differenti.   Concludo dicendo che mi sono sentita cittadina del mondo ma soprattutto cristiana; era entusiasmante condividere con i miei coetanei la mia stessa fede! È stato bello lasciarsi trasportare dall'entusiasmo dei canti, dai balli, da quella preghiera che era capace di unirci in un’unica cosa. Tra i tanti messaggi che porto a casa, mi piace ricordare quando il papa ci ha detto che nella nostra vita "dobbiamo vivere da titolari e non da riserve". È proprio così, diviene necessario essere protagonisti in questo mondo ma, soprattutto, essere protagonisti nella vita. Impariamo a non accontentarci ma cerchiamo sempre di raggiungere il meglio perché è il meglio che ci meritiamo. Mi sento davvero fortunata ad aver partecipato a questa esperienza. Descrivere a parole ciò che si è provato non è facile. Bisogna proprio viverla questa esperienza perché ti cambia davvero; ti permette di tornare a casa diverso e, sicuramente, migliore. La GMG fa parte di quelle esperienze che è necessario vivere, difficili da raccontare ma estremamente significative per il nostro viaggio di vita.

Rebecca Campigli

 

 

Quest’estate il papa ha chiamato a raccolta i giovani di tutto il mondo a Cracovia, per la Giornata Mondiale della Gioventù ed io, con un bel gruppo di ragazzi da tutto il vicariato, ho risposto alla sua chiamata.

Avendo già partecipato alla GMG a Madrid nel 2011 credevo di sapere a grandi linee come sarebbe andata, ma mi sbagliavo di grosso! Alcuni problemi tecnici – più che altro code infinite e ritmi serrati – hanno messo a dura prova il nostro fervore.

Più volte mi hanno chiesto di raccontare la mia esperienza, ma la GMG è una di quelle cose che non si può capire per sentito dire: bisogna viverla! Milioni di giovani da tutti i paesi del mondo si sono riversati a Cracovia, per incontrare il Papa e per incontrare Gesù. Tutta la città splendeva della nostra gioia, della nostra allegria e dei colori di bandiere di ogni paese che, sventolando, dicevano “anche noi ci siamo”.

Per le strade si cantava, si urlava, si battevano mani, si poteva davvero sentire di essere tutti fratelli, fratelli nell’amore per Cristo. È proprio questo quello che abbiamo dimostrato: essere cristiani è bello e i giovani sono pronti a testimoniarlo.

Un aspetto su cui ho riflettuto durante quest’esperienza è stato l’essere cristiano, la fatica dell’essere cristiano. Qualcuno mi ha detto che alla televisione il Papa si vedeva bene, mentre noi abbiamo fatto un lunghissimo viaggio per vederlo a malapena, ma essere cristiano è anche questo: fare fatica, fare fatica per fare un passo in più.

Noi abbiamo fatto molta fatica, l’essere cristiano nella vita di tutti i giorni comporta fatica, ma ancora più fatica e coraggio richiede professare la propria fede in quei paesi in cui i cristiani vengono perseguitati. L’intervento di alcuni ragazzi di questi paesi mi ha fatto riflettere molto.

Mi sono chiesto “rispetto a loro, nella mia vita, io faccio fatica a sufficienza per essere cristiano? ci metto abbastanza impegno?”

Andrea Bonassi

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